giovedì, 19 novembre 2009, ore 21:14

Mangio la strada, conteggio kilometri. Chianti senese, Maremma, Garfagnana, Lunigiana, Casentino, Versilia, Mugello... la mente ed il cuore gioiscono alla loro visione, la schiena e le gambe un po' meno, la sera, quando torno a casa.
Oggi treno, direzione Roma. Ho in borsa un giornale di qualche giorno fa... chè quello quotidiano non ho fatto in tempo a comprarlo...
C'è un comune nel bresciano dove hanno iniziato un'operazione di controllo dei permessi di soggiorno "porta a porta", e l'hanno chiamato "White Christmas". Se ho ben capito, proprio perchè dovrebbe terminare giusto giusto il giorno di Natale. Per controllare chi ha il permesso scaduto e non lo sta ancora rinnovando.
Io, sul momento, ho pensato "Che bravi, intendono certamente aiutare queste persone a rinnovarlo".
Macchè.
L'intenzione è revocare la residenza.
Io lo so che non è proprio vero che a Natale siamo tutti più buoni, però almeno provarci mica sarebbe male.
Ho pure letto delle spiegazioni delle autorità che sono perfette per il clima natalizio: nel senso che fanno rabbrividire. Tipo che il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana. Tutto sta a capire a quale tradizione cristiana ci si voglia rifare. Magari si riferiscono a quella dell'inquisizione. Andando più lontano nel tempo e nella tradizione, a quel signore che questa religione l'ha fondata, mi sa che è più difficile trovare a cosa appigliarsi, visto che l'accoglienza dovrebbe essere l'Abc di chi dice di ispirarsi a Lui.
Il nome dell'operazione, poi, sembra inventato proprio dal cattivo di un film natalizio. Come si possa pensare di cacciar via delle persone come premessa per aspettare l'arrivo di Gesù Bambino è qualcosa che sfugge alla ragione.
Oltre che, ovviamente, al cuore.
dormisepolto
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categoria : se questo è un uomo

venerdì, 13 novembre 2009, ore 18:10

Incredibile. Un'ampia fetta di pubblico preferisce l'intelligenza alla fuffa. Lo speciale"Dalla bellezza all'inferno" di Roberto Saviano, ospitato da "Che tempo che fa", ha tenuto incollati al teleschermo circa tremilioni di persone.
Il racconto di due ore dello scrittore napoletano non era facile da digerire. Eppure c'è stato chi vi è rimasto, come me, ipnotizzato.
Saviano ha messo insieme tante, imprevedibili tessere di un puzzle. Dalle ragazze uccise a Teheran a Miriam Makeba, morta proprio durante un concerto a Castel Volturno, il paese dell'eccidio degli immigrati da parte dei clan, fino al calvario di Anna Politkovskaja, giornalista scomoda nella Russia "normalizzata" di Putin.
L'inferno delle vittime e la bellezza della parola, che rompe il silenzio ed apre squarci di straordinaria verità. Le mille Gomorra attraversano l'Africa ed arrivano fino al Villaggio Coppola, 12mila alloggi abusivi che hanno distrutto la pineta del litorale domizio.
Così, la dichiarazione del sottosegretario Nicola Cosentino ("Io sto con Saviano per la legalità") oggi, a leggere i verbali, suona quanto meno stonata.
A ciascuno il suo pezzo di cielo.
Ma senza sconti.
dormisepolto
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categoria : donne, libri, uomini, se questo è un uomo, mediatv

venerdì, 13 novembre 2009, ore 17:58

 Prosegue il percorso parlamentare di una legge che permetterà alle società private di gestire la distribuzione dell'acqua. 
E' un tipo di cambiamento a cui ci stiamo quasi abituando, nel quale le cose che prima erano della società diventano delle società per azioni.
Lo scopo, come sempre quando si privatizza qualcosa, dovrebbe essere di rendere il servizio più efficiente. Certo è curioso come in genere le cose pubbliche che vengono privatizzate, più che efficienti, tendano a diventare estremamente redditizie per i nuovi proprietari.
In questo campo sarà buffo sentir parlare di liquidità, ed eventualmente di perdite. Nel caso dell'acqua temo non sarà probabile che l'efficienza si raggiunga attraverso la concorrenza. Nel senso che mi sembra difficile che diverse società si mettano a posar tubi per proporsi ai potenziali clienti. La buona notizia, volendo, è quindi che è improbabile che, alle infinite telefonate che ci propongono di cambiare gestore telefonico, telefoninico, internettiano ed energetico, si aggiungano quelle per proporci di cambiare acqua. Quindi una società, magari una multinazionale, si aggiudicherà in blocco la distribuzione per una zona, e poi ci dovremo rivolgere a quella. L'acqua in sè resta un bene demaniale. Una differenza sottile. Come dire che non conta se si vede il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. 
Conta chi controlla il rubinetto
dormisepolto
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categoria : pensieri elevati in pianura

venerdì, 13 novembre 2009, ore 17:47

La notizia che l'acceleratore di particelle del Cern di Ginevra è stato mandato in tilt dalle malefatte di un uccello merita di essere commentata. Infatti l'acceleratore di particelle è un macchinario colossale, costruito in un tunnel scavato ad un centinaia di metri di profondità.
Ora, sapevo che gli uccelli possono causare guasti agli aerei e lividi ai motociclisti, ma mi sfuggiva la loro capacità di sabotare gli acceleratori di particelle sotterranei. E' un po' come venire a sapere che un jumbo jett è stato messo in difficoltà da un calamaro gigante degli abissi o da uno gnomo delle miniere.
Ancora più interessante è il sistema utilizzato dal pennuto per bloccare l'impianto. Sembra che abbia usato un'arma un po' inusuale: un pezzo di baguette. Un apparentemente innocuo sfilatino.
Ci troviamo probabilmente di fronte al più grande guastatore volante della storia della tecnologia: suppongo che con un cacciavite, un crick ed un fermaglio metallico potrebbe agevolmente far uscire il nostro pianeta dall'orbita.
Ma altrettanto interessante è che in Francia, per conservare per millenni scorie nucleari radioattive, stanno attrezzando proprio dei tunnel sotterranei. Interessante ma, lasciatemelo dire, preoccupante, considerando che l'uccello guastatore ci metterebbe pochissimo ad arrivare in volo dalla Svizzera. E soprattutto che stiamo parlando della nazione, la Francia, a più alta concentrazione di baguette dell'intero pianeta.
dormisepolto
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categoria : pensieri elevati in pianura

lunedì, 09 novembre 2009, ore 13:43


Dentro a un gheriglio di noce si può avere l'impressione di vivere tranquillamente.
E basta pochissimo per convincersi di poter bastare a se stessi.
...
Finchè non si ha a che fare con un martello o uno schiaccianoci.





denise82
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giovedì, 05 novembre 2009, ore 11:55

Il suo "sereno pessimismo" lo condusse a concludere che "il mondo è cominciato prima della razza umana e certo finirà quando essa non vi sarà più".
Una considerazione ovvia, tutto sommato, eppure capace di creare imbarazzo o scompigli tra intellettuali e non solo, come sempre accade quando qualcuno ci pone difronte agli occhi verità semplici e tuttavia scomode in quanto nette nei loro contorni.
Claude Levi-Strauss, che avrebbe compiuto 101 anni il 28 novembre, è morto a Parigi nella notte tra sabato e domenica. Nato in Belgio, come molti Grandi di Francia, da genitori Ebrei parigini, maturato negli Stati Uniti in seguito all'invasione nazista, Levi-Strauss è oggi nella cultura un po' come l'aria che si respira senza rendersene conto. Dialogò, polemizzò, influenzò ed apprese da personaggi come Sartre, Michel Fucault, Lacan, Deridda; ma soprattutto, osservando e motivando il fatto che la mente umana è uguale in ogni era e latitudine, così come lo sono alcune strutture della società e del linguaggio, ci ha condotti ad una serie di conclusioni oggi accettate anche se con fastidio: tra queste, il fatto che l'umanità non è padrona della Natura, e ciò è nell'ordine delle cose prima ancora che nell'etica che ne discende. Dalla vita e dagli studi sui nativi del Nord America e dell'Amazzonia (da cui nacque il libro "Tristi tropici" che Vi suggerisco di leggere), Levi-Strauss giunse a far capire che se i miti, una volta analizzati, risultano gli stessi in ogni popolazione, ciò vuol dire che dentro di noi qualcosa "ci agisce", a prescindere dalla volontà che non governa dunque tutte le azioni. Così, non esiste superiorità di un singolo su di un altro, e nemmeno di una società.
Sposato tre volte, il fondatore dello strutturalismo sosteneva di avere avuto "tre amanti: la psicoanalisi, il marxismo e la geologia". L'anima (il profondo), il pensiero (l'ideologia) e la materia (la pietra, la terra) per un intellettuale che comprese l'importanza di non fermarsi alla gabbia di una singola scienza (si laureò in diritto, filosofia e lettere) ma di fondere più discipline per spiegare l'uomo, con la consapevolezza dell'inutilità di tanto sforzo:
"Vedo me stesso come un viaggiatore, un archeologo dello spazio che cerca invano di ristabilire l'esotico attraverso l'uso di frammenti."
dormisepolto
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categoria : viaggi, libri, uomini

martedì, 03 novembre 2009, ore 22:47

La vita al tempo dell'inquisizione o dell'atomica?
Ritornando a casa da un lungo viaggio in treno, ho finito di rileggere "Vita di Galileo". L'opera di Bertolt Brecht, composta tra il 1938 ed il 1943, mette al centro un conflitto tra scienza e potere che, come sottolineato a suo tempo da Giorgio Strehler, getta ombre anche sul presente.
Impossibile non correlare l'ultima, definitiva versione di "Vita di Galileo" con l'atteggiamento di certi scienziati che proprio in quegli anni si erano resi indirettamente colpevoli del disastro di Hiroshima, mettendo a disposizione di uomini comuni e della politica di potenza i loro studi sulla scissione dell'atomo. Impossibile non ricordare le osservazioni di Brecht sulla scena di Robert Oppenheimer e di quei fisici che pur di non cedere alle richieste di un governo dedito alla guerra rinunciarono ad incarichi di prestigio.
Brecht ci ha donato un testo presago, turbato dall'intuizione dei disastri che l'uso distorto della scienza avrebbe procurato all'umanità... oggi siamo noi quell'umanità.
Ma torniamo a Galileo.
In lui c'è il senso di una grande  responsabilità: per aver ristretto il campo della ragione al dimostrabile, dunque per aver ristretto la verità. Lo scienziato e uomo Galileo soffre come un matto. Come se avesse scoperto la bomba atomica.
"Vita di Galileo" percorre la parabola del grande scienziato pisano dal tempo dell'insegnamento a Padova agli ultimi anni vissuti forzatamente in "ritiro" a Firenze, sotto la sorveglianza della Santa Inquisizione.
La sua intuizione più clamorosa riguarda il Modello Copernicano: non è Galileo ad intuirlo per primo, ma per primo riesce a dimostrarlo scientificamente, grazie proprio all'uso del telescopio.
Le conseguenze di tale dimostrazione sono dirompenti, ma la Chiesa non è disposta ad abbandonare la teoria tolemaica del geocentrismo e l'Inquisizione processa Galileo, ponendogli una scelta fra le più laceranti: restare fedele a sè stesso, agli allievi, accondiscendere fino in fondo alla propulsione della scienza e ad essa sacrificare la vita, oppure salvarsi, abiurando le teorie rivoluzionarie?
Lo scienziato decide per la salvezza, anche se Brecht, pur condannandola, fa intuire che in questa scelta c'è comunque un perseguire anche la salvezza delle proprie scoperte.
Il dramma fu rielaborato in almeno tre distinte riprese e costituì sempre un culmine nella produzione brechtiana, una sorta di testamento spirituale.
Un capolavoro, nei cui inquietanti chiaroscuri si possono intuire le vie per comprendere veramente il ventesimo secolo ed i suoi conflitti.
dormisepolto
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categoria : libri, uomini

lunedì, 02 novembre 2009, ore 15:33

Chi le faceva visita racconta che la sua casa era un limbo di libri, cicche e gomitoli di polvere. Un cantuccio, nella foschia dei Navigli, per gli artisti, altisonanti o squattrinati, che le facevano visita e vibravano davanti alla generosità delle sue parole. Sono i primi orfani di Alda Merini, la Poetessa, "quella pazza", come si definiva: da anni il suo nome circolava nella stanza dei bottoni del Nobel, mentre viveva con i cinquecento euro che la Bacchelli, il "vitalizio per gli artisti", le passava.
E' morta ieri a settantotto anni, in un giorno "importante", come sognava di morire lei; è morta uccisa da un tumore osseo, in un ospedale dove ha trascorso gli ultimi suoi giorni. I medici hanno diffuso la notizia con una nota, i primi a dirsi affranti per il vuoto della sua sensibilità "che lascerà in loro un profondo ricordo", curioso contrappasso per lei che tanto soffrì degli sgarbi dei camici bianchi nei manicomi.
"Sono nata il 21 a primavera", era lo spettacolo che portava in scena nei teatri ultimamente. Eterea declinatrice di versi, spesso al pianoforte, sempre più cagionevole ma mai lamentosa.
Quintessenza di una feroce concretezza, sempre elegante e spettinata. La sua vita, a rileggerla, ha i tratti di una vicenda epica, di personaggio universale anche per la sua aurea da "ultima". Ha quindici anni quando, scoperta da Giacinto Spagnoletti, pubblica i primi libri di poesia, "La presenza di Orfeo". Conobbe i più grandi: da Eugenio Montale a Salvatore Quasimodo, a Pierpaolo Pasolini, ma la sua poesia tracciava originalissime traiettorie anche grazie ad una smisurata materia di vita da cui attinse: "Il manicomio è stato per me il grande poema di amore e di morte", disse in un'intervista. La sua permanenza "nella casa dei matti" dura vent'anni, oltre a quella alla Paolo Pini, di cui è ospite dal '61 al '72; la racconterà nei versi per tutta una vita ed in due libri che dispiegano una prosa di crudezza inusitata: "La Terra Santa" e "L'altra verità".
"Sono nata il 21 a primavera", ma ieri a Milano, mi dice qualcuno, l'aria era gelida.
-
La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l’amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.
(Alda Merini)
dormisepolto
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categoria : donne