Chi le faceva visita racconta che la sua casa era un limbo di libri, cicche e gomitoli di polvere. Un cantuccio, nella foschia dei Navigli, per gli artisti, altisonanti o squattrinati, che le facevano visita e vibravano davanti alla generosità delle sue parole. Sono i primi orfani di Alda Merini, la Poetessa, "quella pazza", come si definiva: da anni il suo nome circolava nella stanza dei bottoni del Nobel, mentre viveva con i cinquecento euro che la Bacchelli, il "vitalizio per gli artisti", le passava.
E' morta ieri a settantotto anni, in un giorno "importante", come sognava di morire lei; è morta uccisa da un tumore osseo, in un ospedale dove ha trascorso gli ultimi suoi giorni. I medici hanno diffuso la notizia con una nota, i primi a dirsi affranti per il vuoto della sua sensibilità "che lascerà in loro un profondo ricordo", curioso contrappasso per lei che tanto soffrì degli sgarbi dei camici bianchi nei manicomi.
"Sono nata il 21 a primavera", era lo spettacolo che portava in scena nei teatri ultimamente. Eterea declinatrice di versi, spesso al pianoforte, sempre più cagionevole ma mai lamentosa.
Quintessenza di una feroce concretezza, sempre elegante e spettinata. La sua vita, a rileggerla, ha i tratti di una vicenda epica, di personaggio universale anche per la sua aurea da "ultima". Ha quindici anni quando, scoperta da Giacinto Spagnoletti, pubblica i primi libri di poesia, "La presenza di Orfeo". Conobbe i più grandi: da Eugenio Montale a Salvatore Quasimodo, a Pierpaolo Pasolini, ma la sua poesia tracciava originalissime traiettorie anche grazie ad una smisurata materia di vita da cui attinse: "Il manicomio è stato per me il grande poema di amore e di morte", disse in un'intervista. La sua permanenza "nella casa dei matti" dura vent'anni, oltre a quella alla Paolo Pini, di cui è ospite dal '61 al '72; la racconterà nei versi per tutta una vita ed in due libri che dispiegano una prosa di crudezza inusitata: "La Terra Santa" e "L'altra verità".
"Sono nata il 21 a primavera", ma ieri a Milano, mi dice qualcuno, l'aria era gelida.
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La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l’amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.
(Alda Merini)